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Cancro al seno: la mastectomia non è l’intervento più sicuro

Preferibile la quadrantectomia seguita da radioterapia

Ieri abbiamo parlato della scoperta, da parte dei ricercatori dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che esiste una proteina che protegge le cellule cancerogene delle metastasi in caso di neoplasia al seno: un ritrovamento fondamentale per conoscere questo tipo di patologia e produrre nuovi farmaci in grado di essere maggiormente efficaci nella lunga strada verso la guarigione. Le sperimentazioni dedicate a questa terribile malattia denotano una maggiore sensibilizzazione e attenzione nei confronti del problema, sottolineata anche da campagne come quelle del Nastro Rosa.

Ultimamente ha fatto scalpore la scelta di Angelina Jolie, una delle stelle più luminose del firmamento di Hollywood, attrice premio Oscar che assieme al collega Brad Pitt ha dato luogo ad una delle famiglie più invidiate ed ammirate, oltre che numerose, del mondo, che una volta scoperto di essere predisposta geneticamente a sviluppare il tumore del seno ha deciso di sottoporsi ad un intervento di doppia mastectomia radicale. In poche parole, la protagonista di «Changeling», che ha dato un volto umano alla sexy eroina dei videogame Lara Croft, si è fatta asportare entrambe le mammelle: scelta che, a quanto pare, risulta sempre più popolare.

Secondo la rivista specializzata americana Jama, infatti, il numero di mastectomie è cresciuto in maniera esponenziale dal 1998 al 2011. Ma tale pratica assicura veramente una maggiore probabilità di sopravvivenza rispetto alla quadrantectomia, ovvero l'asportazione di un solo pezzo di ghiandola mammaria? La risposta, secondo uno studio della Stanford University, è negativa. Di 189 mila donne californiane con neoplasia mammaria presenti sul Registro Tumori dello stato della California, infatti, il 55% ha optato per la quadrantectomia con seguente radioterapia; il 40% ha scelto di intervenire con la mastectomia; ed il restante 5% ha deciso di sottoporsi a mastectomia radicale, ovvero sia di asportare anche la mammella sana.

Osservando poi il tasso di mortalità nei successivi dieci anni in base alla scelta della terapia, è risultato del 16,8% tra chi aveva selezionato la quadrantectomia, mentre per quel che concerne la mastectomia la percentuale si attestava sul 18,8% per quella radicale e addirittura qualche punto in più per quel che riguarda l'asportazione della sola mammella malata. Da questi emerge, dunque, che la chirurgia conservativa possiede un'efficacia maggiore in termini di sopravvivenza rispetto a quella più invasiva, oltre a comportare rischi, complicazioni e tempi di recupero notevolmente minori. Non solo: anche il costo risulta meno elevato, caratteristica in linea con l'analisi del campione di chi sceglie la duplice mastectomia, solitamente donne bianche al di sotto dei 40 anni dalla posizione socio-economica di buon livello e assicurazione sanitaria privata.

Allora quali sono i motivi che inducono a scegliere la mastectomia, spesso radicale? Secondo i medici californiani che hanno partecipato allo studio, il fattore principale è quello di sentirsi più sicure, una volta insorta la patologia, eliminando il rischio di comparsa anche all'altro seno. In secondo luogo, le tecniche ricostruttive assicurano una maggior simmetria. Ma forse, la ragione principale sta nella impossibilità di riuscire a ragionare su ciò che è meglio per la propria salute una volta recepita una notizia tanto scioccante quanto destabilizzante come il soffrire di un tumore: dunque, sta nella bravura e nel tatto del medico fornire alla donna ogni informazione affinché la scelta venga compiuta al termine di un effettivo ragionamento sui rischi e sulle complicazioni, e non sull'onda dell'emotività. 

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