Todaysalute.it – La tintarella crea dipendenza. Lo sperimento in questo momento quando la tempesta di domande sul come garantire lunga vita all’abbronzatura diventa pressante. Anche se il problema non mi tocca visto che preferisco la pelle candida, l’essere solidale con un universo femminile che vede salire le quotazioni del buonumore al minimo accenno di tinta sulla pelle, mi sembra opportuno.
Così tiro fuori dal cilindro i consigli che in anni di lavoro ho raccolto da estetiste e dermatologi. E che, a dire il vero, sono pochi e sempre uguali, rientro dopo rientro. Primo: andare di scrub. Sì lo so sembra un controsenso, ma non lo è; togliere lo strato più superficiale della cute significa portare via quella patina di giallo-grigiastro che inevitabilmente la tintarella prende man mano che ci si chiude in ufficio. Il ritmo giusto: una sola volta la settimana, non di più.
Poi tutte le sere sotto la doccia meglio un olio detergente delicato di un docciaschiuma aggressivo che si porta via giorno dopo giorno il colore. Dopo la doccia ci vuole una crema nutriente (anche il doposole va benissimo, se è avanzato): a fine estate non c’è pelle che non soffra di secchezza e ruvidità. Nutrirla ogni giorno e con generosità significa prevenire le spellature che compromettono irrimediabilmente il colorito.
Autoabbronzante? Attenzione a non esagerare: le formule in gocce, le più nuove, sono facili da dosare e consentono di modulare a piacere il colorito senza che risulti a macchie. Poi c’è la tavola: frutta e verdura, neanche a dirlo, la fanno da padrone perché contengono uno straordinario mix di vitamine e minerali che servono per l’equilibrio idrico e nutritivo della cute. Allora vale davvero la pena di fare un sforzo. La tintarella ringrazierà, e non solo lei!



