Todaysalute.it – Il focolaio di ebola scoppiato in Africa Occidentale ha dato luogo ad una delle più drammatiche emergenze sanitarie degli ultimi anni: il bilancio delle vittime, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, è oramai salito a più di un migliaio, la maggior parte delle quali residenti in Sierra Leone, Guinea e Liberia, sebbene il virus sia oramai dato in espansione anche in Nigeria ed Uganda.
Ultimamente ha fatto scalpore l'utilizzo di un vaccino top secret da parte degli Stati Uniti che starebbe fornendo ottimi risultati sui due operatori umanitari americani che avevano contratto il virus dell'ebola. Per la verità c'è stata anche una sorta di polemica a riguardo, visto che oramai l'epidemia in Africa risulta fuori controllo: si è parlato tanto del motivo per cui questa profilassi non sia stata impiegata da subito e messa a disposizione anche dei cittadini della Sierra Leone che sono stati uccisi dalla terribile febbre emorragica.
A questo proposito è intervenuto il dottor Armand Sprecher, dell'organizzazione medica internazionale Medici Senza Frontiere che proprio in questi giorni è presente in massa in Africa Occidentale per cercare di frenare l'espandersi della malattia. Sono infatti 676 gli operatori dell'agenzia francese presenti in loco: Sprecher è una delle massime autorità in materia. Intervistato dal Corriere della Sera, il medico ha parlato appunto della terapia a cui sono stati sottoposti i due pazienti americani, a cui sembra stiano rispondendo in maniera estremamente positiva, definendola comunque una terapia sperimentale: dunque da utilizzare solo in casi di estrema necessità.
L'iter procedurale cui vengono sottoposti questi tipi di farmaci è piuttosto lungo: essi vengono prima testati su animali di piccola taglia, poi su primati, e solo in un secondo momento sulle persone. Per questo, secondo Sprecher, vi sono ancora alcune questioni che devono essere affrontate prima di utilizzare il farmaco su vasta scala. La prima, e probabilmente principale, incognita riguarda la sicurezza: la terapia sta dando buoni risultati ma ancora non è certo che non produca effetti collaterali nocivi per l'organismo che, una volta somministrata la profilassi a tutti i pazienti con sintomi di ebola, potrebbero manifestarsi creando un danno ancora peggiore e più difficile da risolvere. In secondo luogo, il problema è legato anche ad una questione di quantità: essendo un medicinale sperimentale, il produttore non possiede al momento scorte sufficienti per sottoporre ogni paziente alla profilassi.
La previsione di Sprecher è che potrebbero volerci altri due anni prima che la terapia possa diventare finalmente operativa a pieno regime: Medici senza Frontiere sta tentando in questo senso di velocizzare la procedura, ma non sarà comunque semplice, anche per una questione di risorse umane. Quando viene somministrato un medicinale sperimentale, infatti, occorre una raccolta attenta e scrupolosa dei dati e il monitoraggio continuo dei pazienti di modo da registrare anche la più piccola anomalia che potrebbe fornire informazioni importanti riguardo alla sicurezza del vaccino: ma, almeno al momento, le forze in campo sarebbero abbondantemente insufficienti per un'operazione di questo tipo.



