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La corsa come alleato della dieta? Parliamone!

Farà anche bene, ma quanta fatica…

Scrivo questo post in condizioni precarie, molto precarie, e non assicuro neppure che riuscirò ad arrivare alla fine. Anzi, amici miei, se doveste accorgervi che il post è tronco o lanciassi un mayday, vi chiedo cortesemente di precipitarvi ad avvisare chi di dovere di correre in mio soccorso: oggi sono finalmente riuscito a riprendere una parvenza di attività fisica, dopo quattro mesi di stop forzato, e il risultato non è stato propriamente all’altezza delle attese.

Non so se sono le endorfine che iniziano a fare la loro comparsa, in palese ritardo rispetto alle aspettative, o semplicemente è lo stato di carenza di ossigeno che mi ottenebra la mente, tuttavia mi sento adeguatamente disposto a condividere con voi un paio di considerazioni. 
La prima riflessione è la seguente: per la miseria, se è dura! Quattro mesi di inattività alla mia età, che non sarà quella dei datteri ma neppure è quella dei tempi d’oro, non passano senza lasciare il segno. E non è che abbia corso per ore: ho corricchiato per poco più di una mezz’oretta ad una velocità imbarazzante, forse solo un filo superiore a quella di un bradipo svogliato. E il bello è che di svogliato, io, ci ho messo proprio nulla: partito con tutta la migliore volontà di questo mondo, ho retto bene per i primi venti minuti, poi hanno incominciato a verificarsi strani fenomeni di distorsione della realtà, tipo formichine che mi sorpassavano, con il loro bel carico sul dorso e lumachine che superandomi mi guardavano compassionevoli. Al minuto venticinque una pattuglia di una decina di uomini degli altipiani ha incominciato a sfilarmi accanto, incoraggiandomi con sorrisi indulgenti e rassicuranti. Due li ho riconosciuti: uno era Abebe Bikila e l’altro Haile Gebrselassie. Al minuto trentatré, ormai prossimo all’arrivo a casa, ostentando una fiducia di cui non possedevo la minima traccia, il gruppetto, con tanto di pollici alzati, ha preso il largo, con un passo grossomodo il triplo più veloce del mio. A quel punto, in fondo al rettilineo si sono materializzati gli ologrammi di mia moglie e dei miei figli (i cui originali dovevano essere già nel mondo dei sogni, data la tarda ora alla quale sono uscito di casa) con tanto di striscioni e banchetto con la brocca di limonata fresca.
Ora dopo il doveroso stretching ed una doccia rinfrancante, se dovessi dire che mi senta meglio direi una bugia: credo che ci vorranno almeno altre tre o quattro uscite per incominciare a ragionare sulla piacevolezza della corsa.
 
Bene, mi pare di poter dire che ce l’abbiamo fatta: sono riuscito ad arrivare alla fine del post ancora vivo… non l’avrei dato per scontato, all’inizio.
Come? Avevo parlato di due considerazioni? Ah, giusto: per quanti si lamentano che correre è dura, sappiano che li capisco benissimo e che hanno tutta la mia comprensione. Ne parliamo comunque tra qualche post, amici miei, tanto di qua per un po’ non ci sposta nessuno.
 
Dr Antonio Lice
www.antoniolice.it

Fonte-
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