Istamina: la nuova chiave nel trattamento dell’obesità

Una scoperta per combattere l'obesità

Todaysalute.it – Anoressia, bulimia, picacismo, disturbo da alimentazione incontrollata, obesità: la lista di malattie alimentari risulta oramai piuttosto corposa e, purtroppo, i soggetti che ne soffrono sono in forte crescita. Senza addentrarci troppo nei motivi di una tale preoccupante tendenza, sembra che oramai il nostro rapporto col cibo risulti sempre più squilibrato e schizofrenico. Ma perché alcuni si sentono sazi dopo pochi alimenti ingeriti, e altri presentano una soglia molto più alta? Cosa succede nel nostro organismo quando mangiamo?

Ce lo dicono i ricercatori italiani dell'Università di Firenze, che in collaborazione con i colleghi dell'Università Sapienza di Roma e del Consiglio Nazionale delle Ricerche hanno scoperto finalmente i meccanismi che inducono una persona a sentirsi sazia: e contrariamente a quanto si possa pensare non è solamente una questione di pancia, ma anche di testa. Nel nostro intestino, infatti, il segnale di appagamento dipende da un lipide, l'oleoiletanolamide, Oea per chi non c'azzecca con gli scioglilingua, che attiva aree specifiche del cervello che utilizzano l'istamina come neurotrasmettitore.

Vale dunque la pena in questa sede aprire una piccola parentesi sul ruolo dell'istamina all'interno del nostro organismo. Oltre a fungere da neurotrasmettitore con funzioni collegate a termoregolazione e stato di veglia, questa sostanza è coinvolta nei meccanismi digestivi e nella risposta infiammatoria ed allergica: non a caso i farmaci utilizzati in caso di reazione allergica sono denominati antistaminici, in grado cioè di bloccare l'azione dell'istamina a livello di recettori. In generale svolge un'azione ipotensiva, vasodilatatoria e permeabilizzante, tutte caratteristiche che permettono ai globuli bianchi di riparare i danni in caso di infiammazione.

L'importanza dell'istamina per l'organismo è dunque risaputa da tempo per quanto riguarda la comunità scientifica: ma per la prima volta viene collegata al senso di sazietà. La scoperta dei ricercatori italiani può dar luogo ad un nuovo approccio del trattamento dell'obesità e dei disturbi alimentari in genere, approccio per certi versi rivoluzionario e maggiormente efficace: conoscendo ora tali meccanismi neuronali sulla dieta di un individuo si possono infatti concepire nuovi farmaci che vadano ad influenzare il rilascio di istamina nel cervello, aumentandone la secrezione in caso di sovrappeso.  

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