Morbo di Parkinson: passi avanti nel quadro genetico

Una condizione a tutt'oggi incurabile

Todaysalute.it – Tra le malattie neurodegenerative che possono colpire l'uomo per lo più in vecchiaia, ma anche in maniera tragicamente precoce, la malattia di Parkinson condivide sicuramente lo scettro di quella più temuta appaiata al morbo d'Alzheimer. Si tratta di una patologia oramai molto conosciuta, non solo a causa delle campagne di informazione volte alla sensibilizzazione delle masse per donare soldi alla ricerca, ma anche per le personalità illustri rimaste vittima di questa terribile condizione: da Papa Giovanni Paolo II a Mohammed Ali, passando per l'attore Michael J. Fox a cui è stata diagnosticata già a 23 anni, sono oramai tanti gli esempi di personalità che, nonostante possiedano un'aura di invincibilità, sono stati colpiti dal Parkinson.

Questa malattia viene solitamente identificata attraverso il tremore tipico al braccio, movimento involontario dovuto all'eccessiva contrazione dei muscoli, caratteristica che contribuisce anche lentezza nei movimenti, rigidità innaturale e instabilità posturale. Ma purtroppo, a seconda della gravità, questo morbo può intaccare anche le capacità cognitive di una persona, con una maggiore incidenza di sintomi di demenza rispetto alla popolazione media.

Non vi è unità di vedute tra gli esperti per quanto riguarda i fattori di rischio del Parkinson, solitamente causato da un'insufficiente secrezione di dopamina nell'organismo: si ritiene che l'esposizione ad insetticidi, metalli pesanti, solventi possano annoverarsi tra di essi, così come la presenza di trauma cranico, depressione e vecchiaia. Stranamente, al contrario, il consumo di nicotina e caffeina sembra poter rappresentare un fattore di protezione, così come consumare cibi antiossidanti e ricchi di vitamine.

Sebbene non vengano considerati casi tipici, esistono anche fattori di rischio genetici: ultimamente, i ricercatori della US National Institute of Health ne hanno scoperto sei nuovi, che si aggiungono ai nove precedentemente già segnalati, grazie ad uno studio condotto su di un campione rappresentativo di 18000 individui. La sperimentazione, pubblicata sulla rivista specializzata Nature Genetics, ha svelato che maggiori sono le varianti comuni nei codici genetici, maggiore è il rischio di contrarre la malattia.

Tale scoperta rappresenta un passo avanti nella comprensione di una patologia che, a tutt'oggi, nonostante gli studi incessanti da parte dei ricercatori, non possiede ancora una cura efficace. Tutta la terapia farmacologica, infatti, a base di levodopa, agonisti dopaminergici, riabilitazione e varie altre medicine è volta a rallentare il più possibile il decorso del Parkinson, che rimane comunque inarrestabile. Scoprire l'intero quadro genetico che contribuisce all'insorgere della patologia potrebbe portare a produrre una sorta di previsione, di modo da innescare tempestivamente una somministrazione di cure atte a prevenire e rimandare il più possibile la comparsa dei primi sintomi.

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