Troppo sodio aumenta i rischi cardiaci in pazienti diabetici

Oltre a causare ipertensione, osteoporosi e ritenzione

Todaysalute.it – Il termine insipido si riferisce sovente ad alimenti che, una volta assunti, possiedono un sapore poco spiccato, privo di personalità, neutro: quando ingeriamo questo tipo di cibi, la reazione istintiva che ricorre con più frequenza è quella di impugnare il barattolo del sale, riversandone piccoli pugni nella speranza che il piatto assuma un tono meno mediocre. Il cloruro di sodio ha assunto sin dall'antichità un'importanza fondamentale per l'uomo: testimonianza ne è che il termine salario è di origine latina e deriva proprio da questa sostanza.

Oltre a risultare utile per il mantenimento e la conservazione di certi alimenti, oltre ad esaltarne la sapidità, il sale è la principale fonte di sodio derivante dall'alimentazione, elemento chimico che svolge diverse funzioni nel nostro organismo contribuendo a mantenerlo in salute: esso regola l'osmolarità del plasma, forma gradienti elettrochimici fondamentali per la trasmissione degli impulsi nervosi e calibra l'equilibrio acido-basico.

Ciò nonostante, se una carenza di sodio nell'organismo è associato a disfunzioni che possono portare al coma, un eccesso di concentrazione dello stesso risulta altrettanto pericoloso. Questo minerale infatti, una volta introdotto nell'organismo, richiama a sé ingenti quantità d'acqua: il principale effetto collaterale di questa caratteristica è la comparsa di ipertensione e edemi da ritenzione idrica. Inoltre, il sodio contribuisce all'espulsione di calcio dalle urine, con conseguente aumento della possibilità di insorgenza di osteoporosi.

Secondo uno studio recente dei ricercatori dell'Università di Nigata, comparso sulla rivista specializzata Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, un eccesso di questo minerale nella dieta di persone affette da diabete mellito di tipo 2 potrebbe anche incrementare il rischio di danni cardiaci e vascolari. Gli scienziati giapponesi hanno preso in considerazione le abitudini alimentari fornite dalle risposte ai test del Food Frequency Questionnaire di 1600 pazienti compresi tra i 40 e i 70 anni affetti da questo tipo di patologia: il risultato ha evidenziato come chi assume in media 5,9 grammi di sodio aveva probabilità addirittura raddoppiate di incorrere in un qualche tipo di patologia cardiovascolare rispetto a chi ne introduceva, attraverso la dieta, una media di 2,8 grammi.

Dunque, per chi soffre di diabete mellito di tipo 2, è preferibile una dieta povera di sale: conclusione già teorizzata da altre sperimentazioni ma in questa sede avvalorata grazie ad un imponente studio di tipo longitudinale. Per tutti gli altri rimane il consiglio che, sicuramente molto spesso, si sono sentiti raccomandare: ovvero sia, il sale va bene ma con moderazione. Infatti se soprattutto d'estate, quando la concentrazione di sodio all'interno del nostro corpo si abbassa attraverso il sudore, conviene aumentarne leggermente l'assunzione, in particolar modo nella dieta dello sportivo, per non incorrere in spiacevoli inconvenienti da iponatremia, e se l'allontanamento del sale da cucina dalle nostre tavole come misura preventiva è una pratica che trova poche giustificazioni, risulta altrettanto vero che l'abitudine di salare i nostri piatti sin da tenera età porta a diseducare il palato, con comparsa di possibili effetti collaterali a lungo termine davvero pericolosi per la nostra salute. Occorre dunque introdurlo senza esagerazioni e assieme ad altre sostanze fondamentali per il nostro organismo, come il calcio, il magnesio e il potassio, per cercare di disattivarne il potenziale negativo. 

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