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I tumori del sangue fanno un po’ meno paura

Avanza lo studio europeo Eurocare-5, ampio progetto di ricerca sulla sopravvivenza da tumore in Europa, condotto dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dall’Istituto Superiore di Sanità di Roma.
I ricercatori hanno osservato che nel vecchio continente la sopravvivenza per i principali tumori del sangue è aumentata negli ultimi undici anni dal 10 al 20 per cento, a seconda del tipo di cancro. I dati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet Oncology.

Da trenta registri di tumori in venti paesi europei, gli studiosi hanno tratto i dati e confrontato la sopravvivenza dopo cinque anni dalla diagnosi di 560.400 pazienti di età superiore ai 15 anni con tumore del sangue diagnosticato tra il 1997 e il 2008, seguiti fino alla fine del 2008. È emerso che dal 1997 al 2008 gli incrementi maggiori di sopravvivenza si sono avuti in particolare per i linfomi e per due tipi di leucemia (mieloide cronica e promielocitica acuta). Inoltre, risulta aumentata la sopravvivenza per il linfoma di Hodgkin, per la leucemia linfatica, cronica e acuta, e per il mieloma multiplo.
 
Per quanto riguarda l’Italia, Milena Sant dell’Istituto Nazionale dei Tumori spiega che la sopravvivenza osservata è soddisfacente rispetto agli altri paesi. Ad esempio, quella a cinque anni per la forma più frequente di linfoma non-Hodgkin, è aumentata dal 42 al 55 per cento, in media con l’Europa, mentre per la leucemia mieloide cronica è superiore alla media europea. Lo stesso avviene per il mieloma multiplo in cui l’indice è costantemente superiore alla media europea.
 
In generale i miglioramenti più marcati si sono avuti nei paesi dell’Europa del Nord e centrale. Tra i più virtuosi, Islanda e Norvegia, mentre in tutti paesi dell’Est la sopravvivenza risulta significativamente inferiore alle medie europee. In tutta Europa il tasso di sopravvivenza diminuisce con l’avanzare dell’età, ma anche per i pazienti di oltre 75 anni, c’è un aumento di circa il 10 per cento soprattutto per alcune patologie (linfomi non-Hodgkin e leucemia mieloide cronica).

Secondo Milena Sant questo risultato è frutto dell’approvazione di nuovi farmaci a bersaglio molecolare impiegati a partire dal 2000 in Europa e negli Stati Uniti. Le differenze fra aree geografiche, invece, sono in larga parte spiegabili per le differenze nella disponibilità di cure appropriate e nell’utilizzo di nuovi trattamenti, ma anche per fattori come diagnosi tardiva, sottostima dei sintomi o presenza di altre patologie concomitanti alla neoplasia. 
 

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