Todaysalute.it – Secondo una leggenda metropolitana piuttosto famosa e solitamente considerata veritiera la mitica, celebre cantante lirica Maria Callas avrebbe ingerito volontariamente una tenia per mantenere sotto controllo i problemi di peso che la affliggevano durante la carriera. Al di là di quanto possa essere autorevole tale storia, è assolutamente certificato che il nostro organismo possa ospitare parassiti indesiderati. Uno di questi è appunto il verme solitario, e forse è anche il più famoso: un animaletto che si ancora con uncini all'intestino e si nutre di ciò che digeriamo, riproducendosi nel frattempo e spargendo larve in tutto gli organi.
Ma tali parassiti non sono sempre così brutti come sembrano: tra quelli utili per l'organismo, ce n'è addirittura uno che ha vinto il Nobel nel 2002. Si tratta del C. Elegans, un piccolo vermicello che ha aiutato gli scienziati Brenner, Horvitz e Stunton a ricevere l'ambita onoreficenza grazie ad una sperimentazione sulla biologia dello sviluppo e l'apoptosi. Per certi versi, infatti il C. Elegans risulta un organismo modello assolutamente perfetto nella sua specificità: esso è caratterizzato un numero costante e definito di cellule, tutte assolutamente visibili al microscopio, presentando un genoma al contempo piuttosto limitato, un organismo piccolo e maneggevole ma abbastanza grande da poter distinguere i suoi organi grazie alla trasparenza del suo corpo e abbastanza resistente da poter sopportare gli studi che ne comprendono la presenza.
Questo C. Elegans, così importante per la ricerca scientifica, è tornato agli onori delle cronache in questi ultimi giorni: i ricercatori dell'Università del Texas hanno infatti condotto uno studio che ha per protagonista questo parassita. Gli studiosi americani l'hanno reso un mutante incapace di intossicarsi con l'alcool, dando quindi luogo ad un nuovo organismo che potrebbe risultare essenziale nella lotta alla sbornia ed ai problemi di alcolismo. Il vermicello è stato reso immune grazie ad una piccola modifica riguardante un canale del potassio nelle membrane cellulari: inoltre, i ricercatori hanno inserito al suo interno una molecola delle cellule nervose capace di legarsi proprio con l'alcol, il tutto senza modificarne le funzioni. Tale scoperta, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neurosciences, potrebbe dare luogo ad un nuovo tipo di farmaci, basati proprio su questa creatura modificata, che possano contrastare in maniera ancora più efficace la dipendenza dalla bottiglia.



