L’amicizia è scritta nel nostro patrimonio genetico

L'importanza delle affinità elettive

Todaysalute.it – L'amico è qualcosa che più ce n'è meglio è, diceva Dario Baldan Bembo in un classico del 1983 rimasto nell'immaginario collettivo. È innegabile che gli amici giochino un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi: ci aiutano nei momenti difficili, evitando il peso della solitudine in quei frangenti in cui rimanere per conto proprio sarebbe troppo gravoso da sopportare.

Solitamente, maggiori sono i conoscenti di una persona, più alta è la sua popolarità: ciò nonostante, secondo uno studio dell'Università di Yale in collaborazione con la University of California – San Diego, non c'è alcun merito nell'avere tanti amici. Si tratterebbe anzi di semplice affinità genetica, per lo meno nel caso di legame più profondo: un'affinità genetica che paragona gli amici a cugini di quarto grado.

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Proceedings of the National Academy of Sciences, è stata condotta su di un campione di quasi 2000 soggetti, comparando il dna di amici e di estranei: il risultato ha evidenziato come chi condivide un legame, condivide anche circa l'1% di geni, valore che può sembrare ridicolo agli occhi di un profano ma in realtà significativamente elevato.

Tale statistica toglie forse un po' di poesia e di romanticismo al valore dell'amicizia, che sarebbe dunque scritta nel nostro patrimonio genetico più che rappresentare una scelta cosciente e duratura. Ciò nonostante non risulta affatto sorprendente, in quanto anche le coppie tendono ad essere maggiormente stabili laddove esistano delle affinità elettive, che condividono punti di vista, idee e che conversano spesso e di argomenti poco futili: dunque, perché non dovrebbe essere lo stesso per l'amicizia?  

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