L’infarto non fa differenze di genere

Uno studio italiano

Todaysalute.it – Nessuna differenza di genere nell'infarto. A dirlo, un recente studio promosso dalla Società italiana di Cardiologia invasiva che ha scoperto che uomini e donne sono soggetti ai medesimi meccanismi che lo provocano. Unica differenza, le donne arrivano in ritardo al Pronto Soccorso.
Per molto tempo, l’infarto è stato considerato una patologia quasi esclusivamente maschile. Negli ultimi quindici anni però, con l'aumentare dei fattori di rischio, l’obesità, la pressione alta, l’inattività fisica e lo stress, inevitabile visto che il sesso femminile è entrato nel mondo del lavoro, il numero di donne colpite da infarto sotto i sessant’anni è aumentato, passando dall’11,8 per cento del 1995 al 25,5 per cento del 2010.
 
I ricercatori che hanno condotto OCTAVIA – questo il nome dello studio – hanno confrontato gruppi di uomini e donne bilanciati per età, scoprendo che i meccanismi di occlusione delle coronarie che portano all'infarto sono identici.  In dettaglio, la ricerca (tutta italiana) ha analizzato 140 pazienti ricoverati per infarto nelle prime ore dall'inizio dei sintomi. Hanno acquisito immagini dall'interno delle coronarie, attraverso piccole sonde ad emissione di luce (OCT-Tomografia a Coerenza Ottica) e esaminato i trombi responsabili dell'occlusione e molte delle sostanze presenti nel sangue.

Dopo i sessant’anni la frequenza dell’infarto nelle donne sale progressivamente e se teniamo conto della maggior sopravvivenza  rispetto agli uomini, bisogna attendersi un ulteriore aumento del dato. Come afferma Giulio Guagliumi, cardiologo interventista dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e principale autore dello studio, per la prima volta è stato possibile osservare in vivo i meccanismi responsabili dell'infarto in pazienti di sesso diverso bilanciati per età.
La ricerca, durata quattro anni, è stata presentata di recente a Parigi a EuroPCR, il congresso europeo di Cardiologia Interventistica ed è in pubblicazione sulla rivista Journal of American College of Cardiovascular Interventions.

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