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Nuova molecola che intossica le cellule tumorali

Nuovi passi avanti nella lotta al cancro

Nuovi passi avanti nella lotta ai tumori: e questa volta potrebbe essere quella buona per una decisiva spallata ad una piaga considerata la principale causa del calo dell'aspettativa di vita di una persona. A dare l'ottima notizia durante l'European Association for Cancer Research, congresso tenutosi durante i giorni scorsi a Monaco, sono stati proprio dei ricercatori italiani dell'IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: in un periodo in cui neanche il calcio riesce a riscattare l'orgoglio tricolore, ferito da crisi economiche e scandali politici, essere tra i migliori in questo campo rappresenta una notizia che dovrebbe farci impettire ed esultare.

Lo studio, finanziato da AIRC e pubblicato sulla rivista scientifica Oncotarget, ha messo in evidenza come una piccola molecola, chiamata miR-199a-3p, presente in scarse quantità in caso di carcinoma papillare della tiroide, se reintrodotta nell'organismo abbia un forte potenziale antagonista nei confronti dello stesso tumore. Le cellule cancerogene, grazie all'azione di questo composto, si riempiono di liquido extracellulare che le porta infine a scoppiare come innocui palloncini e, in definitiva, a morire.

È stato identificato anche il meccanismo col quale questa molecola uccide le cellule tumorali: definito metuosi, è quanto di più simile ad una forte ubriacatura si possa immaginare. Se l'apoptosi, al momento la più conosciuta e rinomata forma di blocco della riproduzione cellulare, agisce inducendo l'autodistruzione delle stesse, la metuosi induce fondamentalmente le varie parti di cui è costituito il cancro a bere fino all'intossicazione, con conseguente remissione del carcinoma.

Al momento i ricercatori dell'IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno sottolineato che si tratta di una terapia utile nel trattamento del carcinoma papillare della tiroide, tipo di patologia in costante crescita sebbene considerato non dei più letali se identificato per tempo e curato adeguatamente tramite radioterapia o intervento chirurgico: ma c'è ottimismo intorno alla scoperta, che si ritiene possa applicarsi anche ad altri tipi di tumore. Poco tempo fa era infatti comparsa sulla rivista specializzata Cell una sperimentazione da parte del ricercatore americano William Maltese, che aveva descritto per primo il meccanismo della metuosi e la sua efficacia anche nella cura del glioblastoma, tipo di neoplasia che colpisce la glia, cellule che costituiscono, assieme ai neuroni, il sistema nervoso di un individuo.

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