Un farmaco per il Parkinson combatte le nostre paure

Coadiuverà la psicoterapia

Todaysalute.it – Esistono milioni di fobie: dall'aracnofobia, la paura dei ragni, all'aerofobia, quella di viaggiare in aereo; dall'agorafobia, il timore degli spazi aperti, alla claustrofobia, che è il suo esatto opposto. La xenofobia è tristemente famosa perché associata ad un concetto particolarmente disgustoso: il razzismo. Chi non può sopportare lo sporco è acatartofobico; il terrore del buio può anche definirsi acluofobia; ed esistono anche definizioni ad hoc per chi proprio non vuole sentire parlare del numero 13, la triscaidecafobia, del colore giallo, xantofobia, degli oggetti alla destra del corpo, dextrofobia. Chi invece decide di non essere discriminatorio ed ha paura di tutto è definito semplicemente pantofobico.

Per quanto alcune delle sindromi sopra elencate possano sembrare incredibili e ridicole, ciascuno di noi ha un punto debole, un'idea di fronte alla quale rimane pietrificato. Finora i fobici potevano combattere il proprio recondito terrore solo attraverso la psicanalisi, di modo da sviscerare il problema ed iniziare a guardarlo in faccia per cercare di superarlo: ma laddove la terapia non debba funzionare, arriva dalla Germania un nuovo studio su un farmaco, comunemente utilizzato per il morbo di Parkinson, che può aiutare questi pazienti a superare la paura.

I ricercatori tedeschi dell'Università di Mainz hanno infatti presentato durante il Forum della Federazione Europea delle Società di Neuroscienze, tenutosi a Milano, i risultati della loro sperimentazione, che li porterà presto a sperimentare su persone aracnofobiche la levodopa per migliorare l'efficacia della psicoterapia. Questo farmaco agisce sui meccanismi cerebrali legati al piacere, aumentando il rilascio di dopamina nell'organismo: nei malati di Parkinson aiuta a formare i ricordi positivi e a migliorare la coordinazione dei movimenti.

La levodopa, dunque, se somministrata durante la psicoterapia, indurrebbe il cervello a trasformare una reminiscenza negativa in una memoria meno sconvolgente, coadiuvando dunque medico e paziente nel lungo cammino verso il superamento delle proprie paure recondite. Se la sperimentazione su esseri umani darà i risultati sperati, i ricercatori tedeschi sperano di allargare l'utilizzo della levodopa non solo sugli individui fobici, ma anche su coloro che vivono la sindrome da stress post-traumatico. Si tratterebbe di un nuovo, rivoluzionario approccio, dunque, per lasciarci alle spalle tutti quei timori e quei ricordi negativi che influenzano inevitabilmente non solo il passato ed il presente di una persona, ma anche il suo diritto ad avere un futuro.   

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