Todaysalute.it – L’obesità è più comune nel mondo rispetto alla malnutrizione. E’ l’allarme lanciato dalla Società Italiana dell’Obesità durante il suo settimo congresso nazionale.
Un dato confermato anche dalla World Obesity, federazione mondiale delle organizzazioni che si occupano di affrontare il fenomeno, che stima 475 milioni di adulti obesi e 1 miliardo e mezzo di persone in sovrappeso. Nel mondo, inoltre, vivono più di 200 milioni di bambini troppo grassi.
L’obesità, come è ormai noto, si manifesta per uno squilibrio tra introito calorico e spesa energetica con conseguente accumulo dell’eccesso di calorie in forma di trigliceridi nei depositi di tessuto adiposo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che circa il 58 per cento del diabete mellito, il 21 per cento delle malattie coronariche e quote comprese tra l’8 ed il 42 per cento di certi tipi di cancro siano attribuibili all’obesità. Una sorta di epidemia che non rappresenta solo una questione di salute pubblica, ma soprattutto una ingente spesa per i sistemi sanitari.
Come spiega Paolo Sbraccia, neo eletto presidente della Società Italiana dell’Obesità, che proprio in questi giorni sta trattando il problema con oltre mille esperti di nutrizione nazionali e internazionali, «questa spesa diverrà insostenibile se non verranno adottate politiche di prevenzione adeguate e programmi di gestione in grado di contenere il fardello delle malattie concomitanti (diabete, ipertensione, dislipidemia, malattie cardio e cerebrovascolari, tumori, disabilità)».
Rischio confermato anche dalla Carta europea sull’azione di contrasto all’obesità (documento firmato alla Conferenza Ministeriale della Regione Europea dell’OMS sull’azione di contrasto all’obesità nel 2006) che afferma che obesità e sovrappeso negli adulti sono responsabili dell’otto per cento della spesa sanitaria europea. Inoltre, si legge sempre nel documento, in Europa la prevalenza dell’obesità è triplicata negli ultimi vent’anni.
Ma qual è la percentuale di persone in sovrappeso, obese o troppo grasse in Italia?
«L’Italia si colloca ai livelli medio bassi in Europa per prevalenza di obesità (11,4 per cento negli uomini e 11,3 per cento nelle donne) – spiega Sbraccia – Purtroppo, invece, deteniamo il triste primato della prevalenza di obesità infantile che in alcune regioni del sud, quando sommata al sovrappeso, si avvicina al 50 per cento. Nel nostro Paese tra gli adulti con un titolo di studio medio-alto la percentuale degli obesi è di circa il 5 per cento, mentre triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare, attestandosi intorno al 16 per cento. All’opposto, la quota dei soggetti normopeso o sottopeso cresce con l’aumentare del titolo di studio tra i 18 e i 44 anni».
«La dimensione del problema è tale non solo da meritare l’attenzione delle istituzioni e dei politici – conclude il neo presidente – ma addirittura da rappresentare una priorità nell’ambito delle scelte da adottare e delle azioni da intraprendere a stretto giro per contenere il fenomeno e contrastarne le conseguenze. Per pensare di avere successo nel fronteggiare questa sfida, bisogna pensare in modo diverso dal passato ed essere in grado di concepire policy aggressive e coraggiose».



