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Un vascello per tornare a vivere

Il progetto Nave Italia

Tredici bambini, due medici, un rianimatore, due infermieri (uno mago per hobby), una psicologa e un vascello d'altri tempi. È il gruppo rientrato da poco più di una settimana dalla prima delle tre spedizioni in mare del progetto Nave Italia, organizzato dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e dalla Fondazione Tender to Nave Italia Onlus.

I bambini di questa prima avventura, il più piccolo di nove anni e il più grande di diciassette (compiuti in nave), sono tutti affetti da tumori solidi e del sangue, o guariti dopo un trapianto di midollo osseo. Lo scopo del progetto è quello di fare in modo che ragazzi affetti da gravi patologie possano condividere la loro esperienza, comunicare le proprie emozioni rispetto alla malattia e cimentarsi in avventure come i coetanei sani.

Nel dettaglio, le spedizioni previste erano tre. Le prime due, che si sono appena concluse, si intitolavano A gonfie vele contro il cancro e L'autismo sale a bordo di Nave Italia, mentre la terza, che è in corso, è dedicata ai bambini affetti da epilessia e si intitola Epilessia fuori dall'ombra.

«Ogni anno, venticinque progetti vengono selezionati tra i numerosi proposti da enti di tutta Italia, – racconta Paolo Cornaglia Ferraris, direttore scientifico della Fondazione (istituita nel 2006 dallo Yacht Club Italiano e dalla Marina Militare) – operatori coraggiosi, medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, volontari, che hanno sfidato l'avventura portando a bordo di Nave Italia (il brigantino più grande al mondo) non vedenti, autistici, minori affidati ai servizi dai tribunali, persone con disagio psichico o familiare. Partiamo ogni martedì con un nuovo gruppo, sviluppando un progetto realizzato per raggiungere obiettivi di maggior autonomia, miglior autostima e capacità di relazione sociale».
 
Migliorare la propria autostima, quindi, per riprendere le redini della propria vita, è l'obiettivo da raggiungere, secondo Angela Mastornuzzi, neuro-oncologa dell’ospedale romano, rientrata da poco dalla spedizione. «Infatti, – racconta – una ragazzina affetta da tumore dell’osso appena salita a bordo della nave ha gettato via le stampelle, come se fossero un qualcosa che non doveva entrare a far parte di quella esperienza».
 
Ogni anno, in Italia sono circa 1.500 i bambini che si ammalano di tumore, solo al Bambino Gesù si registrano circa 270 nuove diagnosi e il reparto di onco-ematologia della struttura conta 54 ricoverati; purtroppo non tutti hanno potuto prendere parte alla spedizione. «Indubbiamente 13 bambini sono pochi rispetto alla cifra complessiva – continua la dottoressa – ma abbiamo dovuto a malincuore fare una scelta. I canoni di selezione sono stati tre: il livello di disabilità per non farli sentire a disagio con gli altri, la fase della cura cui erano sottoposti (perché la spedizione prevedeva attività fisiche anche faticose: issare le vele, scalare l’albero maestro, bagno al largo), il carattere».

È risaputo che l'aria di mare fa bene, ma in che modo può giovare un'esperienza in nave ad un bambino affetto da gravi patologie croniche? «Misuriamo autostima, qualità di vita e processi di apprendimento. – spiega Cornaglia Ferraris – L'avventura in mare, dove si diventa marinai sotto il comando militare di un Capitano di vascello, viene utilizzata per tirar fuori da ciascuno risorse inespresse, capacità nuove, è l'occasione per superare difficoltà e handicap. È il caso di Gaetano, non vedente, che sale sull'albero maestro o di Valentina, persona Down, che impara a fare la pizza. Abbiamo pubblicato i risultati. E’ un processo innovativo di riabilitazione e formazione».

La prima spedizione del progetto Nave Italia che ha fatto rotta dal porto di Civitavecchia verso la Toscana, è stata completamente finanziata dalle Associazioni dei Genitori. «Un’importante azienda italiana di pasta, per esempio – racconta il direttore – ci ha regalato olio e pasta, le vele sono state donate da una decina di appassionati e così via. La Fondazione dona solo la metà del costo di ciascun progetto; l'altra metà si deve raccogliere insieme. Organizziamo cene, concerti, tombole, mercatini».

Ora, è la volta della spedizione dedicata ai piccoli malati di epilessia, tra cui due maltesi e molti altri progetti promossi dalla Fondazione partiranno nel prossimo futuro. «Vogliamo mettere in rete gli ospedali pediatrici italiani e la Lega Navale Italiana – conclude Cornaglia Ferraris – in un ambizioso progetto educativo e riabilitativo che coinvolgerà anche l'Unione Italiana Vela Solidale. Il Bambino Gesù ne sarà protagonista perché leader della pediatria nazionale e protagonista di progetti internazionali a tutela dell'infanzia».

 

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