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Prevenzione e crisi: gli italiani sacrificano vista e denti

Più frequenti i controlli del sangue

Prevenire è meglio che curare, diceva un azzeccatissimo slogan di una famosa pubblicità rimasta nell'immaginario collettivo dell'italiano. In effetti non c'è affermazione più veritiera: quando si tratta di giocare con la propria salute, è di gran lunga preferibile intervenire tempestivamente per bloccare sul nascere qualsiasi patologia, da un semplice mal di denti a cose ben più gravi, piuttosto che optare per terapie d'urto una volta sviluppato e progredito il problema. D'altronde, non vi sono soldi meglio spesi di quelli investiti sul corretto funzionamento del nostro organismo.

Ma in tempi di crisi, di ristrettezze economiche, di stenti e privazioni, di calcoli precisi per essere sicuri di riuscire ad arrivare a fine mese, persino la prevenzione può risultare sacrificata. L'istituto di ricerca Demoskopea, su imbeccata del portale dei medici italiani Dottori.it, ha deciso di studiare le abitudini dello Stivale a riguardo, per cercare di comprendere quali siano le abitudini del nostro paese.

Prendendo in considerazione un campione di 37 mila cittadini tricolori di età compresa tra i 18 e i 65 anni è risultato che, complice un periodo economico globale in forte recessione, a risultare sacrificate sono le visite oculistiche e odontoiatriche. Il 23% degli intervistati dichiara infatti di non sedersi sul lettino del dentista da più di due anni, mentre quasi il 30% dei rappresentanti non si sottopone a check up per controllare la vista da ben 48 mesi. È forse questo il dato più interessante della ricerca, che mette in evidenza come, dunque, gli italiani considerino la vista un qualcosa di secondario, nonostante ovviamente sia uno dei sensi più importanti che abbiamo a disposizione.

La maggior parte degli intervistati ritiene al contrario importante sottoporsi ad esami del sangue regolari: forse perché prescritti dal medico di base, forse perché specchio di un largo spettro di patologie, i valori dell'emocromo sono infatti stati controllati dal 40% del campione rappresentato da meno di sei mesi.  

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