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Fumo passivo: tra le cause della morte in culla

E’ ormai noto che il fumo passivo provochi diverse patologie di tipo respiratorio, cardiovascolare e del sistema riproduttivo. Tra queste, le più comuni sono asma, bronchite, infarto, ictus e tumore al polmone. Tuttavia, non tutti sanno, che rappresenta anche uno dei fattori di rischio della Sudden Infant Death Syndrome, meglio conosciuta come morte in culla. In altre parole, il decesso improvviso ed inspiegabile di un neonato senza cause accertate.

Come spiega Guglielmo Salvatori, dirigente medico presso la Terapia Sub-Intensiva Neonatale all’ospedale Bambino Gesù di Roma, «il fumo passivo è una delle principali cause della cosiddetta morte in culla, perché anche se non è ancora chiaro il motivo del decesso improvviso di questi neonati, sappiamo che la nicotina riduce l’eccitabilità dei neuroni di alcune zone del sistema nervoso centrale. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato che, se si riduce l'esposizione pre e post natale al fumo, a sua volta si abbassa in maniera sostanziale il rischio di eventi di questo tipo».

La nicotina incide particolarmente sul sistema nervoso del neonato soprattutto quando il bambino dorme nella posizione a pancia in giù, «è fortemente consigliato perciò posizionarlo sempre a pancia sopra – continua Salvatori – e già dagli anni novanta la campagna back position cerca di sensibilizzare i genitori sul tema. Purtroppo, tutt’oggi, in alcune scuole materne i neonati vengono fatti dormire in posizione supina o sul fianco e ciò dimostra una non completa consapevolezza sull’argomento».

La sindrome della morte in culla è più frequente nei nati pretermine, soprattutto se nati con peso inferiore al chilo e mezzo, e più comune nei figli di donne che hanno fumato in gravidanza, anche perché questa abitudine negativa aumenta le probabilità di nascite pretermine.  Tra le cause, oltre alla posizione, «è importante l’ambiente in cui riposa il bambino – continua il neonatologo – che non deve mai essere eccessivamente caldo. Il bambino non deve inoltre essere posizionato vicino a fonti di calore, non bisogna eccedere in coperte e vestiario, cercando sempre di lasciare il capo scoperto. Infine, ma non per importanza, è fondamentale non sottoporre i neonati a fumo passivo».

Fumo passivo che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, che dalla fine degli anni ottanta ha istituito la Giornata mondiale senza tabacco (celebrata il 31 maggio), è causato da circa 1,2 miliardi di adulti produttori di fumo ambientale o cosiddetto di seconda mano. Per quanto riguarda l’Italia, i dati parlano chiaro, il 49% dei neonati e dei bambini fino a cinque anni è figlio di almeno un genitore fumatore e il 12% ha entrambi i genitori fumatori. Circa un neonato su cinque ha una madre fumatrice.

Anche se non sono ancora chiare le cause della morte in culla, la ricerca va a rilento sul tema. Infatti, come spiega Salvatori, le grandi aziende del farmaceutico non sono attirate a sviluppare progetti su un fenomeno così raro: colpisce circa lo 0,2-0,7 per mille dei neonati.
«Ad oggi, sappiamo che i bambini nati con un sistema cardiorespiratorio debole sono maggiormente colpiti e – continua l’esperto –  che anche la familiarità è un fattore importante. Inoltre, si è visto che l’allattamento al seno e l’uso del ciuccio (dopo le quattro settimane di età) sono fattori preventivi ed i soggetti di sesso maschile sono maggiormente colpiti. Infine, anche se molto discussa, si sta cercando ancora una strategia di prevenzione concentrata sullo screening – conclude – Ad esempio è stata da tempo proposta l’effettuazione di un elettrocardiogramma, attraverso cui si può valutare l’intervallo QT (un QT lungo può associarsi ad una ritardata ripolarizzazione delle cellule miocardiche causa di sincope ndr), per poi cercare, nei casi a rischio, di effettuare gli adeguati controlli e le opportune terapie».

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