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La gestione del diabete limita la demenza

Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open ha portato luce su un legame cruciale tra il controllo del diabete di tipo 2 e la prevenzione della demenza. I risultati, ottenuti da una ricerca condotta su un vasto campione di 55.618 partecipanti nel corso di 8 anni a Hong Kong, hanno rivelato che una gestione efficace del diabete può ridurre significativamente il rischio di sviluppare demenza.

I partecipanti coinvolti nel programma di gestione del diabete, noto come RAMP-DM, hanno sperimentato una riduzione del 28% del rischio di demenza per tutte le cause, oltre a una diminuzione del 15% del rischio di malattia di Alzheimer e un calo significativo del 39% del rischio di demenza vascolare. Questi risultati hanno sollevato un’altra questione critica: il ruolo dell’Emoglobina A1C (HbA1C) nel determinare il rischio di demenza. Infatti, i partecipanti con livelli più elevati di HbA1C hanno mostrato un rischio significativamente aumentato di demenza, sottolineando l’importanza di mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue.

Il professor Angelo Avogaro, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), ha commentato l’importanza di questi risultati, definendoli un passo fondamentale nella lotta contro lo sviluppo precoce di malattie neurodegenerative tra la popolazione diabetica. Questo studio aggiunge ulteriori prove sui benefici del controllo accurato del diabete e sottolinea la necessità di migliorare l’assistenza a coloro che ne sono affetti.

Ma qual è il legame tra diabete e demenza? Gli esperti indicano che l’eccesso di zuccheri nel sangue, tipico del diabete non gestito correttamente, può influenzare lo sviluppo della demenza attraverso diversi meccanismi fisiopatologici. Questi includono la formazione di prodotti finali di glicazione avanzata (AGEs), che possono alterare la funzione delle proteine e promuovere lo stress ossidativo e l’infiammazione, contribuendo così alla patogenesi della demenza. L’iperglicemia cronica può anche aumentare lo stress ossidativo, danneggiando le cellule cerebrali e aumentando il rischio di demenza vascolare.

Inoltre, il diabete di tipo 2 è spesso associato alla resistenza all’insulina, che può avere effetti diretti sul cervello. L’insulina svolge ruoli cruciali nella neurotrasmissione, nella plasticità sinaptica e nella sopravvivenza neuronale, e la sua resistenza può perturbare questi processi, contribuendo alla neurodegenerazione.

Tuttavia, i meccanismi alla base di questa relazione sono complessi e interconnessi, rendendo fondamentale una continua ricerca per sviluppare strategie preventive e terapeutiche più efficaci.

In Italia, il diabete colpisce circa il 6-7% della popolazione adulta, con una maggiore incidenza negli anziani, mentre la prevalenza della demenza è in linea con altri paesi ad alto reddito, colpendo circa il 6-7% della popolazione oltre i 65 anni. La malattia di Alzheimer rappresenta la causa più comune di demenza nel nostro paese, seguita dalla demenza vascolare e altre forme di demenza, tutte influenzate in qualche modo dal diabete di tipo 2.

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